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porta in vetro

La nostra idea di casa prevede una grande zona living da utilizzare tutti i giorni sia quando siamo solo noi della famiglia, sia anche quando abbiamo ospiti.
Abbiamo voluto dare molto spazio alla cucina per poterla utilizzare anche per le cene con gli amici, non ci piaceva l’idea di creare una spazio “tavernetta” da tenere pulito, d’arredare a tutti gli effetti con una seconda cucina, un secondo tavolo……… per un utilizzo sporadico.
Ci piaceva anche l’idea che la zona pranzo fosse un tutt’uno o vicina al soggiorno, anche se così facendo si poneva il problema di poter separare in maniera chiara questi due spazi in caso di bisogno.
Tra le varie soluzioni possibili siamo stati colpiti da una soluzione trovata in rete di un divisorio in vetro sul quale era stato creato un disegno tramite la lavorazione a satinatura.
Scelto come realizzare il divisorio, abbiamo trovato una buona soluzione, un vetro satinato con disegnato un albero, anche se non rispondeva in maniera completa alle nostre idee. L’albero era bellissimo ma oltre ad esse troppo costoso per le nostre tasche mostrava un albero autunnale, un po’ freddo e senza foglie.
A noi sarebbe piaciuto un albero in fiore, vivo, che desse l’idea di vita e del profumo tipico delle piante in fiore. Abbiamo cercato, e, visto l’impossibilità di trovare una texture adeguata, alla fine mia moglie Anna, grazie alla sua formazione di Graphic Designer, ha disegnato su computer ciò che ci piaceva e grazie all’abilità di un vetraio della zona abbiamo creato la porta giusta per il nostro living.
Alla fine il risultato è stato soddisfacente, di sicuro effetto e ad un costo decisamente accessibile.

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La certificazione europea CASA PASSIVA

Sempre più si parla di certificazione energetica o di classificazione di fabbricati ma ricevendo nella mia agenzia molte persone che cercano casa ho compreso che c’è molta confusione in merito.
Colgo l’occasione per chiarire in maniera semplice quale sia il significato e a cosa serve.
Nella nostra società ci piace avere un clima caldo in inverno e fresco in estate all’interno degli spazi che viviamo, ci piace che questa sensazione sia diffusa per tutto lo spazio interno e non solo vicino al calorifero tradizionale. Altro elemento importantissimo è la richiesta di un sempre maggior confort di vita.
Solo negli ultimi tempi però ci si è resi conto che per ottenere ciò stiamo sfruttando delle risorse naturali limitate e che è inutile sprecare ciò di cui si potrebbe fare a meno. Il numero delle transizioni immobiliari è aumentato in maniera vertiginosa negli ultimi 20/30 anni e oggi fabbricati esteticamente identici possono nascondere al loro interno soluzioni costruttive che incidono sul costo d’esercizio e di benessere.
Il calcolo che misura il rapporto tra i consumi e i risultati di questo confort viene collocato in una tabella che indica la “classe energetica”.
Malgrado sembra facile fare questa classificazione in realtà esistono vari modi e non sempre quello che sulla carta risulta essere in una determinata classe corrisponde sempre alla verità.
Esistono certificatori che fanno riferimento alle norme regionali altri quelle di Casa Clima e altri al passiv Haus Istitute; apparentemente se un fabbricato risulta in una classe energetica tipo “A” dovrebbe essere uguali per tutte ma nella realtà non è proprio così. Innanzi tutto sia casa clima che il passiv institui eseguono degli attanti controlli e sopralluoghi nei cantieri per verificare la corretta esecuzione in più utilizzano parametri più restrittivi e attenti rispetto alla legge regionale.
parlando di certificazioni regionali (quelle normalmente conosciute), fabbricati con identici requisiti possono in Emilia Romagna rietrare in una classe e nelle Marche o Lombardia in una diversa.
Ho chiesto a Michele De Beni, ingegnere del TBZ, che si occupa di seguire il mio progetto di scriverci qualcosa sul tipo di certificazione che ho scelto:

L’edificio passivo è stato definito scientificamente nei primi anni ’90 del secolo scorso dal Passiv Haus Institute del Dr. Wolfgang Feist (www.passiv.de); per essere definito tale un edificio doveva consumare non più dell’energia equivalente di 1,5 litri di gasolio per metro quadro per il solo riscaldamento. Con gli anni, tale definizione è stata ampliata, comprendendo requisiti anche relativi al comfort estivo ed al consumo di energia primaria complessiva per il funzionamento dell’edificio, elettrodomestici e illuminazione inclusi : ancora oggi, dopo quasi 20 anni, nessun altro protocollo di certificazione nazionale, considera tali aspetti.

Il passiv Haus Istitute accredita, per ciascuno degli stati europei, un ente certificatore con il compito di verificare tali requisiti e di rilasciare la certificazione CASA PASSIVA; per l’Italia tale ente è il Technisches Bauphisk Zentrum.

La metodologia di certificazione è molto rigorosa e prevede controlli sia in fase di progettazione attraverso specifici software di calcolo, che in fase di costruzione: requisito fondamentale è la verifica dell’ermeticità dell’involucro; soltanto se tutte le verifiche hanno esito positivo, al termine viene rilasciato un certificato scritto ed una targhetta da applicare sull’edificio.

Ad oggi gli edifici costruiti in Europa secondo tale protocollo sono migliaia ed ogni anno aumentano considerevolmente, comprendendo anche edifici ad uso uffici ed edifici pubblici come scuole, ospedali.

La scientificità e l’oggettività dei risultati della certificazione CASA PASSIVA è universalmente riconosciuta, al punto tale che tale metodologia di verifica è stata presa come modello da quasi tutti gli altri enti certificatori.

Ogni anno, il primo sabato di Novembre, è la giornata europea Case Passive, in cui i proprietari di edifici passivi permettono la visita della loro abitazione: un’occasione per tutti per capire fino in fondo dall’esperienza di chi già abita ed utilizza edifici passivi e di come tale scelta ha, positivamente, influenzato la qualità della loro vita.

In sintesi, un edificio certificato come Casa Passiva è sinonimo di altissimo comfort, di bassi costi di gestione e di una qualità costruttiva generale elevatissima.
Tutti gli edifici certificati sono inseriti in un database europeo consultabile al sito www.passivhausprojekte.de/projekte.php (il sito è in fase di completamento e a breve sarà aggiornato)
Michele De Beni
TBZ”

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Il Progettista

Ho chiesto all’architetto Marco Berardi (mio fratello) di presentare il progetto spiegando le motivazioni e le scelte estetiche e architettoniche ma prima di tutto ritengo sia giusto presentarsi:

“Erano già alcuni anni che desideravo progettare una casa passiva. La scintilla è nata dopo aver frequentato, nel 2001, un corso universitario di perfezionamento in case bioecologiche di 200 ore, presso la facoltà di Ingegneria di Bologna, e ,nel 2005, il corso base Casaclima a Bolzano. A ciò ho aggiunto numerosi viaggi in alto Adige ed in Austria per conoscere nel dettaglio come si costruiscono e si “vivono” le case passive.
Quando mio fratello Alberto ha deciso di costruirsi una casa ecologica a basso consumo, sono iniziati ragionamenti su che cosa volessimo realizzare ed abbiamo deciso di metterci a fronte di una grande sfida, la costruzione di una casa passiva.
Sono così iniziati svariati viaggi in Alto Adige, per contattare maestranze ed imprese specializzate nelle costruzioni passive, vedere progetti realizzati, provare i comfort di queste residenze e scambiare opinioni con chi ci vive all’ interno ogni giorno.
Dopo esserci documentati ed aver provato con mano ciò che il mercato offriva abbiamo deciso di tralasciare tutto ciò che era prefabbricato, concentrandoci su una struttura e materiali tradizionali, sarà perché abbiamo vissuto in cantiere già dai 14 anni, in quanto figli di un piccolo imprenditore edile specializzato nella costruzione di villette per una committenza privata.
Inoltre il prefabbricato solitamente ha una forma semplice, spesso desunta dal cubo (per un miglior risparmio energetico) poco contestualizzabile nella pianura romagnola. Ciò che ho deciso di fare, quindi, è stato di prendere l’idea della tipica casa colonica e rivisitarla in chiave moderna ed adattarla ai principi di passività che ci eravamo imposti; così il portico è direttamente connesso al soggiorno ed alla cucina, funge da filtro con il giardino (storicamente chiamato aia), e deve essere vissuto da primavera fino all’autunno come spazio aggiunto alla casa per divertimento e relax.
La scelta progettuale ha comunque rispettato i fondamenti base per realizzare una casa passiva, cioè pianificare con attenzione fin dall’inizio le fasi progettuali e realizzative. L’area pianeggiante in aperta campagna su cui sorge il fabbricato non pone vincoli, così si è scelto di realizzare il fabbricato con esposizione a sud leggermente ruotata di qualche grado ad est ( ricalcando la classica centuriazione romana), anche se l’accesso e il fronte strada sono a nord.
Marco Berardi

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